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domenica 5 maggio 2013

Il dualismo dell’unità

Tutto è uno, almeno questo è quello che sostengono molti, sopratutto in campo filosofico spirituale, ma ultimamente anche in campo scientifico, eppure viviamo in un mondo che ci costringe a pensare in forma duale, continuiamo a pensare che esitano il giorno e la notte, anche se da quasi 400 anni sappiamo che non è così, ma a livello inconscio continuiamo a vivere come se lo fosse.

Sotto il cielo tutti
sanno che il bello è bello,
di qui il brutto,
sanno che il bene è bene,
di qui il male.
È così che
essere e non-essere si danno nascita fra loro,
facile e difficile si danno compimento fra loro,
lungo e corto si danno misura fra loro,
alto e basso si fanno dislivello fra loro,
tono e nota si danno armonia fra loro,
prima e dopo si fanno seguito fra loro.
Per questo il santo
permane nel mestiere del non agire
e attua l’insegnamento non detto.

In questi versi del Tao Te Ching, testo sacro dei taoisti, si evidenzia proprio come la dualità sia solo un illusione, generata dalla nostra abitudine a confrontare le cose, ad esempio un albero di per se non è ne altro de basso, diventa alto se lo confrontiamo con un altro albero più basso di lui, ma allo stesso tempo può diventare basso se lo paragoniamo a un albero più alto, quindi lo yin e lo yang del Tao non sono da considerarsi due entità opposte,  altrimenti potrebbero coesistere nello stesso momento e nello stesso spazio, e il simbolo stesso del Tao ci dice che questo non è possibile, in quanto l'una è di fatto proprio la manifestazione  dell'assenza dell'altra.

Prendiamo il caldo, siamo abituati a pensare che il suo opposto sia il freddo, ma in realtà il freddo non esiste, quello che noi chiamiamo freddo è semplicemente assenza di caldo, infatti possiamo arrivare a una temperatura di -273,15 °C e non andare oltre, perché non possiamo ‘immettere’ freddo, la materia in nessuna sua forma è in grado di emette freddo, è in grado solo di emettere o assorbire calore.

Questi concetti che alcuni attribuiscono a un giovane Einstein (ma non ho trovato fonti attendibili che lo confermino) a prescindere dalla fonte sono sicuramente condivisibili, e possono essere estese al nostro concetto di morte, si può infatti notare come la morte non sia altro che l’assenza di vita, ovvero un corpo morto è una macchina biologica a cui è stata tolta l’alimentazione, l’energia che prima la animava non c’è più, sul dove sia andata a finire e sul perché non sia più nel corpo fisico ci sono miliardi di ipotesi, ma nessuna certezza, non ne sappiamo niente ne a livello scientifico ne a livello filosofico.

sabato 27 aprile 2013

Dio beve whisky?

Secondo la scienza ufficiale probabilmente il creatore si ubriaca spesso, perché tutto ciò che non è spiegabile scientificamente viene classificato come inesistente o inutile, a seconda di quanto sia evidente la sua presenza, ad esempio circa il 90% del nostro DNA è stato definito “spazzatura” nel senso che secondo gli accademici non servirebbe a nulla, questo per non ammettere l’evidenza, ovvero che hanno capito a cosa serve solo il 10%, tutto il resto gli è completamente oscuro, sarebbe come se un archeologo ispezionasse il 10% di una piramide e poi uscisse dicendo al mondo : ”Ora vi spiego come è fatta la piramide, il primo 10% è composto così e così ….. dell’altro 90% non preoccupatevi, tanto gli egizi l’hanno costruito perché si annoiavano, ma non serve a nulla” probabilmente nelle conferenze inizierebbero a tirargli gli ortaggi.

Dopo centinaia di anni di metodo scientifico dovremmo aver capito che la natura non sbaglia mai, siamo solo noi che arriviamo in ritardo a capire il funzionamento di certe cose, e allora perché ci ostiniamo a posizioni dogmatiche? Bisognerebbe che fin dalle elementari i maestri insegnassero con l’uso del condizionale, spiegando che le affermazioni fatte dagli scienziati sono da considerarsi vere FINO AL MOMENTO IN CUI NON VENGONO CONFUTATE da altri, questo creerebbe una società di gente curiosa, capace di vedere le cose da diverse angolazioni, che non da nulla per scontato, e non ultimo che non viene delusa quando una certezza crolla davanti all’evidenza della praticità.